Schleip- fascia parte 2

The Bodywide Fascial Network as a Sensory Organ for Haptic Perception
Robert Schleip , Franz Mechsner, Adjo Zorn , Werner Klingler e AA
in Journal of Motor Behavior, Vol. 46, No. 3, 2014, p.191-193

Nota introduttiva. Questo lavoro va letto all’interno della funzione di tensegrity tanto cara a R. Schleip.
Per il concetto di tensegrity cercare Buckminster Fuller.
Ci interessa sottolineare uno dei nostri punti centrali quando insegniamo Deep Massage: il coinvolgimento dei recettori, la fascia come organo, non solo della forma (Ida Rolf) ma base di una serie di eventi percettivi numerosissimi, in parte noti ma la gran parte ancora non conosciuti. Riteniamo che gli studi sulla fascia come organo sensoriale siano ancora irrilevanti, oggi restano allo stato neonatale.

Come psicologi possiamo pensare non solo alla formazione dello schema corporeo e motorio ma alla stessa percezione di sé come corpo nel mondo. Nel momento in cui la fascia si fa nocicettiva abbiamo la percezione non solo del dolore ma dell’impossibilità ad essere, nel momento in cui la fascia si fa libera abbiamo la possibilità al fare, dunque all’essere e andare. Sono conseguenze psicologiche che possono essere esplosive negli individui. E incomprese dalla medicina meccanicistica.
Questo campo ci porta al Deep Massage e alla sua imprescindibile necessità che segua dei protocolli, sequenze ben definite, che non sia mai segmentario. Ma ci porta anche alla base scientifica del Chua K’a , al come e perché funziona.

Che dice Schleip. (riassunto)

Seguendo la terminologia proposta dal Primo Congresso di Ricerca sulla Fascia, si considerano tutti i tessuti connettivi costituiti da collagene come “tessuti fasciali” quando sono prevalentemente plasmati dal carico tensionale e parte di una rete tensionale interconnessa in tutto il corpo. Mentre le differenze morfologiche tra nervi e fasce reticolari o irregolari possono ancora essere adeguatamente descritti, questa terminologia, permette di vedere il tessuto specifico – ad esempio setti, capsule e legamenti – come adattamenti locali di questa rete onnipresente sulla base di specifiche situazioni di carico.

Quali sono le funzioni biomeccaniche di questa rete fasciale, e quale ruolo svolgono in disfunzioni muscolo-scheletriche?

La trasmissione della forza fasciale è un giocatore importante nella biomeccanica umana.

Mentre la funzione portante tensionale di tendini e legamenti non è mai stata messa in discussione, recenti pubblicazioni hanno rivelato che i muscoli, tramite il loro epimisio, trasmettono anche una porzione significativa della loro forza ai tessuti posizionati lateralmente, come ad esempio i sinergici ma anche – più sorprendentemente – gli antagonisti. Il trasverso dell’addome dà stabilità spinale lombare ed è associato alla funzione portante dello strato intermedio della fasce lombari.

Allo stesso modo, le misurazioni basate EMG del ‘fenomeno di flessione-rilassamento’ suggeriscono una forte funzione portante nella tensione della fascia dorsale durante la flessione in avanti del tronco. Questo spostamento di carico, nei pazienti con mal di schiena basso, è riferito come mancante.

Recenti misurazioni basate su ultrasuoni indicano che i tessuti fasciali sono comunemente usati come deposito/stoccaggio di energia dinamica [azione catapulta] usata durante i movimenti oscillatori come camminare, saltando o correndo. Durante tali movimenti i muscoli scheletrici che sostengono compiono un lavoro isometrico mentre gli elementi fasciali caricati si allungano e si accorciano come molle elastiche.

I tessuti fasciali sono inclini a deformazione

I tessuti connettivi sono soggetti a deformazioni viscoelastiche, dalla tensione al rilascio. Tali deformazioni temporanee alterano la rigidità fasciale e il recupero completo può richiedere fino a diverse ore.

Test importanti rivelano anche l’esistenza di una zona di transizione graduale tra la deformazione viscoelastica e lo strappo del tessuto. All’interno di questa zona di transizione sono stati documentati vari gradi di micro strappi delle fibre di collagene e delle loro interconnessioni.

La rete fasciale funge da organo sensoriale

La fascia è densamente innervata da terminazioni nervose sensoriali mieliniche che si presume servano a una funzione propriocettiva. Queste includono corpuscoli del Pacini e Paciniformi,, organi tendinei di Golgi e le terminazioni di Ruffini. Inoltre è innervata da terminazioni libere. Questa rete fasciale comprendendo periostio, endomisio e perimisio come parte di una rete interconnessa totale, può essere vista come il nostro più grande organo sensoriale. E ‘sicuramente il più ricco organo sensoriale per il il cosiddetto sesto senso, il senso della propriocezione (Schleip 2003).

La fascia può essere una fonte di nocicezione

Esami istologici hanno dimostrato che alcune delle terminazioni nervose libere nella fascia sono la sostanza P contenente i recettori che sono comunemente considerati nocicettivi.

Il dolore muscolare a insorgenza ritardata (DOMS) può essere indotto da una ripetitiva contrazione eccentrica. È interessante notare che un recente studio sperimentale ha rivelato che l’epimisio della muscolatura interessata svolge un ruolo importante nella generazione di sintomi di dolore DOMS correlati.

La fascia lombare umana come potenziale generatore di lombalgia

Panjabi ha mostrato un nuovo modello si spiegazione delle lesioni in zona lombare e suggerisce che un singolo trauma o una somma di microtraumi provoca lesioni nei tessuti connettivi paraspinali e nei meccanocettori inclusi. O meccanorecettori spingono a un feedback/ risposta corrotta con conseguente ulteriori modifiche del tessuto connettivo e adattamenti neurali.

Il nostro gruppo poi ha proposto che lo strato posteriore della fascia lombare sia un potenziale obiettivo di questi microtraumi con la conseguente disfunzione del controllo muscolare. A sostegno di questa spiegazione c’è la lunga distanza di questo strato dall’asse di flessione spinale e la sua minore rigidità confrontati con legamenti spinali.

Langevin riferisce che lo strato posteriore della fascia lombare tende ad essere più densa nei pazienti con dolore di schiena cronico. Inoltre ha meno movimento nella flessione passiva del tronco. Esami chirurgici dello strato posteriore della fascia lombare hanno rivelato in pazienti lombalgici frequenti segni di lesioni e di infiammazione. Inoltre nuovi esami istologici presso il nostro laboratorio hanno dimostrato un’alta densità di miofibroblasti, la cui esistenza è di solito associato a un eccessivo carico o alla guarigione da lesioni. E, infine, nei test su ratti, l’iniezione di un agente infiammatorio nei muscoli lombari ha determinato un drammatico aumento della percentuale di neuroni del corno dorsale con l’input della fascia lombare posteriore.

Conclusioni

I tessuti fasciali servono importanti funzioni portanti. Un grave carico tensionale può indurre una deformazione viscoelastica temporanea e anche micro strappi. L’innervazione della fascia indica una funzione potenziale nocicettiva. Micro lesioni e/o l’infiammazione della fascia può essere una fonte diretta di dolore muscolo-scheletrico. Inoltre, la fascia può essere una fonte indiretta di problemi fisici come mal di schiena a causa della sensibilizzazione delle terminazioni nervose fasciali associate ai processi infiammatori che avvengono in altri tessuti all’interno dello stesso segmento.

 

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