Save your hands

Save your hands (salvati le mani) e’ un libro comparso ancora negli anni 90 per mettere in allarme i terapisti dal cattivo uso delle mani.

Non possiamo metterlo online per ovvii motivi di copyright ma possiamo mettere dei documenti che lo riassumono, in attesa di tradurli

Handy Pitt, Prevention of Injury To Massage Therapists

Lauriann Green, Injury Prevention for Massage Practitioner

Qui sotto copio un articolo che avevamo scritto ancora a fine anni ’90 quando eravamo su un’ altra piattaforma.

Nel 1995 Lauriann Green scrisse un libro che ebbe un successo strepitoso: “Save your hands”. La Green al tempo studiava per diventare massoterapista e scoprì su di sè cosa fosse la Repetitive Stress Injury (lesione da gesto ripetuto).
Piena di disappunto e frustrazione poichè riteneva che la scuola ed i docenti, avrebbero dovuto insegnarle non solo tecniche ma anche come tutelarsi, si associò col fratello medico in una ricerca sui rischi da lavoro nei massaggiatori. Fecero così delle scoperte allarmanti: il tipo di movimento che viene chiesto nel massaggio sta in cima ai gesti potenzialmente lesivi. E scrivono: “Fatta eccezione per quei terapisti che usano soprattutto tecniche leggere (es. bilanciamento energetico, lavoro craniosacrale) la maggior parte dei professionisti ad un certo punto della carriera fa esperienza di dolore, di lesione, di qualche sindrome come risultato dei massaggi “.

Oltre a questo uno dei più grandi contributi della Green è stato quello di aprire il dibattito e far parlare i professionisti delle loro lesioni. Scrive che esisteva un ‘silenzio degli agnelli’, probabilmente dovuto alla ritrosia nell’ ammettere un proprio deficit. La Greene purtroppo non ha potuto continuare la propria professione. La conseguente mancanza di esperienza le ha reso impossibile trovare soluzioni pratiche nuove, tuttavia rimane importante il suo contributo teorico.
Nel 2000 Alison Adams conia la frase “Degenerative Masseurs Sindrome”: Sindrome Degenerativa del Massaggiatore come vera e propria malattia professionale. Il carico anormale o continuato di ossa, legamenti, tendini e muscoli crea micro-lesioniche possono cronicizzare nel lungo termine. Da uno studio sui terapisti emerge che il 78% dei massaggiatori corre il rischio di una overdose di lesioni (Watson, 2000).
Le ultime statistiche dicono che il 98% dei terapisti occupati con 10 clienti alla settimana per più di 10 anni, sono a grave rischio. [Nota: sinceramente mi pare un dato gonfiato dal mercato assicurativo.]
Le aree più comunemente coinvolte sono le mani, i polsi, i pollici, le spalle, il collo e le lombari. La maggior parte del lavoro che facciamo esige un movimento ripetitivo, non consueto per una mano e per di più con una certa potenza. L’arto superiore però non è strutturalmente organizzato per fare ciò, farlo per lunghi periodi di tempo e farlo senza riposo. Si può imparare a modificare/si per ridurre al minimo questi rischi. Soprattutto è bene imparare a riconoscere i segnali, non trascurarli e quindi provvedere prima che il danno sia fatto. (Ed evitare di pensare il solito “ma a me no” che in questo caso garantisce il “a me sì” ).
Altri elementi che incidono sono: – la tendenza a perdere la concentrazione sul nostro corpo, su come lavoriamo, la meccanica, la postura, le posizioni innaturali, le costrizioni di lavoro (lettini bassi/alti, spazi angusti..);
– la passione per il lavoro: è una professione cercata e scelta, non una a cui si arriva come esito di scelte passive o calcolate o per eredità;
– giocano un ruolo le caratteristiche personali, es. le articolazioni ipermobili, lesioni precedenti, alcune malattie sistemiche, abitudini nel mangiare o riposare, ecc.
Alcuni suggerimenti.
* Proteggeriamo le mani da shock improvvisi, forti vibrazioni, stress. In altre parole, non usare tutto il fine settimana nel bricolage e poi aspettarsi di gestire un’intera settimana di lavoro hands-on. Evitiamo anche le ulteriori attività ad alta intensità della mano come ore di potatura o di pianoforte
* Scaldiamoci sempre le mani prima di iniziare a lavorare.
* Impariamo a rilassarci e respirare bene per contrastare le tensioni che si accumulano.
* Programmiamo pause tra clienti ( minimo 15 minuti) per consentirci un relax.
* Facciamoci regolarmente massaggiare e lavorare contratture e trigger points.
* Aumentiamo il carico di lavoro gradualmente e cerchiamo di essere realistici: se accettiamo 7 ore di pazienti di fila è facile che il giorno dopo ne possiamo reggere solo 3.
* Facciamo stretching! Almeno 3 volte alla settimana. E per il rinforzo usiamo le palle da riabilitazione, son lì per noi prima che per il paziente.

I medium     Un ruolo di rilievo nelle lesioni agli arti superiori è data dal medium usato. Per medium intendo olio, crema, talco usati nel massaggio. Sono lesioni di due tipi: o dermatiti da contatto o problemi osteoarticolari e dei tessuti connettivi. Ho visto usare vaselina o creme ricchissime di vaselina. La vaselina è un petrolato, ossia una miscela inodore di idrocarburi e, per quanto sia depurata e rettificata, resta classificata in frase di rischio R45 con la nota N poiché può provocare il cancro. Oltre a questo la vaselina (e ugualmente tutti gli oli) fa scivolare le mani sul tessuto e non permette un buon “aggrappaggio”, quindi es. in un impastamento, dovrà essere usata molta più forza di quella necessaria. Questa forza è a carico delle mani, dei polsi, del braccio ma anche del collo e di tutto il cingolo scapolare. E’ inutile consigliare di ridurre la quantità di medium poichè vaseline e olii mentre vanno benissimo per un massaggio rilassante, non sono ottimali per un massaggio terapeutico, per afferrare un tessuto e mobilizzarlo. In verità vedo che i colleghi più anziani, bravi e navigati spesso non usano nulla, si servono semplicemente del film lipidico della pelle. Solo sporadicamente usano creme dove i costituenti grassi sono filodermici e ricostruiscono un film lipidico, quello tipico della pelle grassa che e’ necessario per un buon massaggio. Ciò affinchè un lavoro ripetuto negli anni non arrivi a fare delle nostre mani e polsi un puzzle di ossicini.
Come riconoscere una buona crema 
– Non deve avere troppa acqua (ossia no le “idratanti”)
– Deve avere il meno possibile di allergeni e ciò non tanto per il cliente ma per noi che ci restiamo a contatto 4-5-6 ore… Quindi abituiamoci a leggere le etichette.
Ho visto tante estetiste smettere di massaggiare per eczemi da contatto distruttivi o massaggiatori costretti ai guanti di lattice. Questi ahinoi sono facilmente ( e ovviamente) tradotti dal paziente in una comunicazione “non ti voglio toccare”, “metto una barrieta fra te e me”, “mi difendo da te”, ecc.

Alternative Se la lesione si è già instaurata ed abbiamo dolore cominciamo a farci vedere da un collega, un osteopata, un fisioterapista che ci prenda in carico. Poi studiamo alternative: esistono massaggi leggeri e poco impegnativi ed esiste il massaggio No Hands. Questo non è una gran soluzione, è una tecnica mista di nocche, avambracci, stretching del paziente e pompage alla Bienfait ma non e’ una cosa sostitutiva. Si possono poi usare come coadiuvanti supporti tipo sferette, gommini o knobbers che sono attrezzini ma non equivalgono al valore di una mano.