Chua K’a

Il chua k’a è il massaggio mongolo per mappe. Nasce nell’ambiente dei guerrieri mongoli e di lì migra in Cina e forse anche fra i samurai ma è una pratica riservata alle classi più privilegiate, agli ambienti imperiali e militari, ragione per cui rimane coperto da grande riservatezza ed a lungo sconosciuto.
Una decina d’anni fa, dei bodyworker ottengono il permesso di soggiornare in Mongolia e riescono a contattare chi ancora deteneva questa tecnica. Da lì lo portano in India dove lo insegnano per un breve periodo, in maniera alquanto saltuaria e solo a persone che superano una selezione piuttosto rigorosa.
I presupposti
Il k’a è il prana, il chi, il kath, a seconda delle lingue, l’energia nel senso orientale del termine.
Il chua k’a è la liberazione di questa energia.
I guerrieri mongoli avevano consapevolezza che, come molto dopo in Occidente asseriranno Reich e Lowen, ogni regione del corpo è sede di tensioni sue proprie e che fra queste tensioni e le emozioni c’è una interrelazione profonda.
Scoprono che è possibile creare, non solo delle mappe di questa energia, ma oltre 25 mappe specifiche per ogni tipo di emozione trattenuta.
Il concetto è simile a quello, per altri versi, dello shiatzu e dei meridiani.
Se ne differenzia nella tecnica e nel fatto che il chua k’a si rivolge solo ai processi emozionali, in generale alle paure, timidezze, incapacità decisionali, scoraggiamenti della persona.
Naturalmente, in chiave occidentale, dobbiamo dire che non ci sono documentazioni scientifiche a supporto, se non quelle che intuitivamente possiamo cogliere: lavoro sulla fascia, sui recettori, rilassamento, ecc. Il monfo della fascia si sta muovendo per “giustificarlo” e Robert Schleip ha recentemente introdotto il Periostmassage come adattamento occidentale. Ne parliamo al corso.
Dobbiamo però dire che non ci sono dati su come rispondano i recettori ad un lavoro così legato ai parametri di lentezza, profondità e tempo.
Inoltre possiamo solo constatare che la pratica, qualora eseguita con correttezza, è ricca di significativi risultati.
La pratica
E’ un massaggio lentissimo, il più lento, strisciato e profondo possibile, che talvolta sfiora il dolore ma senza mai raggiungerlo. Tende a liberare dalle restrizioni fasciali e sciogliere le articolazioni.
Poiché gli effetti sono sensibili, è necessario che il terapista abbia una più che adeguata preparazione a seguire il cliente nel cambiamento e che sia disponibile ad un sostegno, non solo tecnico ma anche psicologico. Più informazioni sui nostri testi.

Per il corso vedi alla pagina seguente.