Deep per la danza (e non solo)

Cosa differenzia un palestrato da un ballerino?
Sicuramente la triade: elasticitá, flessibilitá e potenza.
Questo fa sí che un calciatore a 30 anni rischi di essere “da buttare” e un danzatore possa stare sul palco fino a 50-60 anni.
Tuttavia molti danzatori cadono nell’errore, spesso inconsapevole, di potenziare troppo.
Avviene direttamente perché vogliono intensamente raggiungere un obiettivo, ma avviene anche inconsapevolmente per fatica, per stress.
Oppure per errore del gesto, perché puó essere gratificante riuscire a fare un gesto sfruttando piú il muscolo che la gravitá. Tutto questo e’ ben spiegato nell’articolo su Hubert Godard. https://www.bodyworks.it/aprof/
E dunque tendiamo a sorprenderci quando un danzatore, cosí flessibile, elastico, potente, si ritrova con il dolore.
Tendiamo a dirgli “hai lavorato troppo” quando probabilmente ha lavorato male. Non male per l’estetica o il risultato, ma male per il suo corpo. Male perché é entrato in un pattern di gesti che, una volta insediati, portano alla lesione.
Un po’ quello che succede, per es., con le spalle dei violinisti, solo molto piú mascherato e, per noi, piú difficile da risolvere. [ se un violinista – o assimilabili- ci legge sappia che il miglior terapista oggi 2017 in Italia e’ Elmar Abram. Lo trova su rolfing.it]

Ma in questa situazione non troviamo mica solo i danzatori.  Troviamo tutti coloro che fanno uno sport di potenza ed elasticitá. Gli arrampicatori, per esempio. Funamboli, trapezisti, ginnasti, gente di teatro, acrobati, stuntman, mimi e via discorrendo fino ad arrivare ai…vigili del fuoco.

Un giorno un amico che guidava una WV sulla panoramica della Costa Smeralda venne investito e scaraventato per decine di metri lungo una scarpata. La macchina venne ritrovata irriconoscibile, lui uscito con qualche graffio. Perché? Perché rendendosi conto che non aveva scampo trovó la forza di superare lo spavento e farsi “palla” ossia privare il corpo dalle tensioni che lo avrebbero spinto a difendersi, aggrapparsi al volante o in qualche modo irrigidirsi. Lo ha salvato la capacitá del corpo non rigido di assorbire i colpi e rimbalzare.
Dobbiamo arrivare lí.

Quando abbiamo di fronte un corpo “perfetto” e’ difficile riuscire a trovare i due cm di puro granito che bloccano una articolazione. Ma anche quando li abbiamo trovati, poi, come modifichiamo il pattern? Non é come andare dal meccanico e cambiare un filtro. La macchina risponde al cervello, alla memoria, alle emozioni e al pattern.
Queste cose si sono costruite a partire dall’infanzia e poi si sono rinforzate.
Sono movimenti che si sono fissati partendo dall’udito, dall’occhio, dalla lateralitá e dalla relazione empatica coi modelli. O dalle difese.
Il corpo sostiene il proprio modello strenuamente, conserva finché riesce lo schema corporeo e motorio, poi, quando ha dolore, non lo cambia, lo peggiora: non va verso la riparazione ma va verso la lesione. Se ci si sloga un dito non va a forzare il legamento e ripristinare un allinemento, per quanto doloroso possa essere, ma al contrario, si chiude il dito in protezione e magari anche la mano e forse anche la spalla. Quando il dolore sará passato e la mano potrá essere riusata, il danno si sará stabilizzato.
Si deve dunque smontare il pattern per trovare l’equilibrio all’interno del corpo, farlo funzionare in modo più efficiente, che disponga e rilasci più energia e resistenza mantenendo l’elasticitá e formando piano piano quella magia di difesa che é la resilienza.

Attraverso il Deep Massage condotto in un certo modo [1] il corpo deve poter accedere a sé stesso, ridurre lo stress nelle ginocchia, fianchi, piedi, spalle colonna vertebrale. Creare accessibilitá a tutte queste articolazioni, piuttosto che restrizioni. La parola “accedere” é voluta: un corpo che a priori pensa sia meglio un gesto dell’altro o che ha paura di un gesto, non permette l’accesso alla modificazione. Si sentirebbe violato. Servono dunque input molto forti, non violenti ma incisivi, capaci di far dire “ohh!”, “ma guarda!”, “non credevo”. [2]

Lo dice meglio per noi questo ragazzo:
“Dopo aver ricevuto la mia prima sessione mi sono sentito in una maniera incredibile. Potevo sentire il movimento della parte alta della schiena, un grande sollievo nella parte bassa e un senso di spazio sul petto. Ho percepito la mia parte anteriore a quella posteriore e tutto bilanciato, dall’alto al basso. Sicuramente mi sentivo piú alto, piú lungo, piú soffice. Questo mi ha permesso l’accesso a delle aree di me che avevo sentito solo dai miei insegnanti. Loro parlavano di elevare la parte alta della schiena, per esempio; ma era una lotta per me, e lavoravo duramente per per fare quello che mi dicevano. Facevo una grande fatica e ottenevo troppo poco, col risultato che la fatica lavorava troppo sulle braccia e sulla parte bassa della schiena. Alla fine il gesto con le braccia troppo forti era diventato goffo. Un circolo vizioso.
Il terapista piano piano mi ha aperto la schiena, il torace, i fianchi ed ha allungato i muscoli posteriori della coscia. Di colpo sono come diventati “miei”, ho trovato quella flessibilità che avevo cercato per anni. E ‘stato allora che ho veramente iniziato ad essere dentro i miei movimenti e mi sono sentito interprete e persona. Da allora in poi è stato tutto diverso perché mi sentivo più aperto e avevo più accesso al mio corpo, piú padronanza nel tutto.”

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[1] Il Deep NON é un miofasciale purchessia, é un miofasciale che lavora sui pattern, sulla consapevolezza, su aspetti psicologici. Il nostro almeno.
E’ “deep” non perché scava nel profondo. Quello puó farlo chiunque. E’ “deep” perché:
1. sa leggere dove parte il gesto e dunque sa fare bodyreading e vedere i pattern.
2. sa rimanere in superficie o scavare nel tessuto secondo gli obiettivi che si dá.
3. conosce il senso del separare e riorganizzare i tessuti.
4. sa cosa significa relazionare un corpo.
(e ovviamente questo ancora piú attraverso il miofasciale posturale/LIB)

[2] La parola “accedere”- lo diciamo qui pro memoria – é cio’ che impedisce di partire dal diaframma nella sequenza delle sessioni. Farlo sarebbe l’ideale ma dobbiamo arrivarci con pazienza. Non é possibile, educato, funzionale, mettere le mani sotto il torace o sull’addome di una persona al primo incontro. La persona va in difesa. Veramente molto deprecabile.

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