Sport addiction

Sport addiction
Nei mesi scorsi sulle riviste Scandinavian Journal of Medicine and Science e- Psychiatry Research Clinical Journal of Medicine sono apparsi i risultati di una famosa ricerca sulla dipendenza da sport/allenamento.
La ricerca era nota e attesa perché corposa, finanziata da importanti fondazioni e coinvolgente strutture importanti, dall’Università alla polizia. In sostanza ci si attendevano dati che confermassero ricerche di minor portata.
L’originale dell’articolo è protetto e a pagamento. Qui i punti salienti.
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In sintesi.
La dipendenza da sport è caratterizzata da eccessivi e ossessivi modelli di esercizio che persistono anche quando esitano in infortuni e malattie. I sintomi sono:
– progressiva dominanza: l’esercizio domina, diventa via via la cosa più importante, quella attorno a cui ruota parte della quotidianità, quella a cui non si può rinunciare;
– nascita di conflitti tra la persona e gli altri intorno;
– modifica dell’ umore: fare o non fare allenamento comporta diversi stati emozionali
– incremento progressivo dell’allenamento: per sentirsi soddisfatti è necessario allenarsi sempre un pochino di più
– sintomi di astinenza: disagio o sensazioni spiacevoli se si deve ridurre o rinunciare.
Nello specifico.
 Una regolare, moderata attività fisica può migliorare la salute fisica e benessere psicologico ma quando l’esercizio diventa compulsivo ed eccessivo, come tutte le dipendenze comporta un pagamento molto alto: perdita di valore, angoscia, infortuni, malattia e perdita delle relazioni sociali.
Il 5,8% dell’allenamento nel fitness e nel calcio è a rischio di dipendenza. Non c’è alcuna differenza significativa fra i due sport e a nulla rileva il fatto che uno sia di gruppo e uno in solitaria.
I tratti della personalità del dipendente sono caratterizzati da perfezionismo, sforzo nel raggiungere obiettivi ritenuti migliori, eccitazione nella ricerca e bassi livelli di fiducia e conformità (la percezione che il risultato “va bene” e non necessita di adeguamenti)
I praticanti mostrano una evidente preoccupazione per il corpo e il peso, ma non così evidenti e patologiche come nei disordini alimentari.
La qualità della vita ne risulta ridotta: per ottenere quei risultati vengono accettati alti livelli di dolore fisico.
I livelli dell’ ormone leptina nelle cellule, di grasso, di percentuale di grasso corporeo risultano molto bassi.
La leptina può giocare un ruolo nello sviluppo e la conservazione di esercizio fisico eccessivo. Lo dimostrano ricerche su animali ma anche su pazienti affetti da anoressia nervosa.
La sport addiction non è ancora una diagnosi ufficiale .
Questa dipendenza è stata descritta ancora nel 1970 da Baekeland il quale, pur offrendo un pagamento per la partecipazione ai suoi test, si trovò di fronte a un massiccio rifiuto: le persone invitate preferivano usare quel tempo per allenarsi.
Studi successivi si sono concentrati sulle conseguenze dannose come le lesioni da uso eccessivo, da gesto ripetitivo, l’interferenza con il lavoro e la famiglia, e l’incapacità di ridurre la quantità di esercizio fisico.
Nel 1987 Veale ha proposto criteri diagnostici prendendo a riferimento la sindrome di dipendenza da alcool e relative menomazioni a livello fisico o sociale.
Tuttavia essa non entra ancora nel novero delle diagnosi dell’ ICD-10 o DSM-IV, manca ancora una terminologia coerente e la definizione. Se consideriamo che è un modello:
– disadattivo;
– di eccessivo comportamento;
– che si manifesta in sintomi fisiologici, psicologici e cognitivi;
allora siamo sullo stesso piano dei criteri DSM della dipendenza da sostanze.
Sono necessarie ulteriori ricerche per identificare i profili di rischio, le potenziali disfunzioni e il punto critico di soccorso. Tuttavia nell’ambito della clinica e della ricerca è caldamente raccomandata l’introduzione di questa dipendenza.
Un approccio teorico viene da Brown. Egli descrive la dipendenza da un’attività (gioco d’azzardo, shopping, uso di Internet ..) come differente dalla dipendenza dalle droghe chimiche, tuttavia i sintomi comportamentali sono simili a quelli delle tossicodipendenze.
Abbiamo:
– la salienza (l’attività diventa la cosa più importante nella vita di una persona);
– i conflitti (tra la persona e gli altri intorno);
– la modifica dell’umore;
– il coping ossia l’insieme di strategie messe in atto per regolare/gestire le situazioni;
– la assuefazione/tolleranza nel senso che per avere un effetto sono necessari sempre maggiori dosaggi;
– i sintomi di astinenza con sensazioni spiacevoli quando l’attività è ridotta;
– la perdita di controllo come incapacità di limitare il tempo.
Secondo Griffiths, si può diventare dipendenti da qualsiasi attività che offra ricompense immediate e costanti. E ‘difficile fare una netta distinzione tra uno stile di vita sano con impegno nello sport e lo sviluppo di una ossessione stressante. La dipendenza, come nelle droghe, si sviluppa nel tempo e il punto di non ritorno è incerto. Nel corso degli anni sono stati identificati e usati diversi strumenti di screening ma ancora non abbiamo un gold standard per la misurazione
Dove prevale la sport addiction.
3,6% tra i frequentatori di palestre (senza specifica sul tipo di sport praticato).
6,9% negli studenti di scienze;
8,5% in un campione di studenti italiani (2853 persone fra i 13 e i 20 anni).
Le dipendenze di tipo comportamentale sembrano cioé essere più comuni tra gli adolescenti ed essere in un ambito di co-morbilitá con altre psicopatologie.
Diagnosi differenziale?
E’ ovvio ed elementare distinguere tra dipendenza da sport primaria o quella invece secondaria ad un disturbo alimentare. Tutti sappiamo che l’anoressia spesso porta le persone ad estenuanti esercizi fisici tuttavia è ancora incerto il capire se la dipendenza da sport esiste senza che sia accompagnata da qualche disturbo di ordine alimentare.  Oltre a questo dobbiamo considerare che questa dipendenza è attratta e a sua volta facilita tratti patologici della personalitá: parliamo di perfezionismo, ansia, compulsività, ossessività e narcisismo.
 Ci addentriamo allora nel quotidiano. Lasciando a monte questa ricerca aggiungiamo delle nostre parole alla luce del nostro lavoro.
Dobbiamo dire che i tratti comportamentali salienti di una dipendenza, quelli che devono allarmare un genitore, un amico, un partner sono abbastanza tipici.
1. La persona inizialmente nega e rinega di essere ossessivo.
2. Col tempo davanti alle domande nega e trova motivazioni, scuse e pretesti. Spesso generici o adolescenziali: “sono stressato, ho bisogno di svago..”, “vedo i miei amici, vado in palestra, ero a bere una birra, che fastidio ti dà” ecc.
3. Andando avanti si manifesta la formula difensiva “anche tu” che cerca di rovesciare il conto. E’ il frutto del senso di colpa: “mica solo io faccio cose che non vanno bene, anche tu..
4. In progressione: si nasconde, le cose avvengono altrove: non è a scuola, non è con gli amici o al lavoro, non è dalla zia.. è ad allenarsi.
5. “Ne esco quando voglio”: un classico. Un classico della BUGIA. Perché quando questa frase è detta, esiste, sottesa, una ammissione: che si e dentro. E se si è dentro si esce SOLO con la terapia. Tutte le altre strade sono evitamenti. Perché il corpo segue la legge del minor dolore. In questo caso il minor dolore è quello di restare lì non di uscirne.
6. Non è del tutto vero che la socializzazione cessa, spesso viene semplicemente sostituita: si frequentano persone uguali a sé, altri dipendenti con i quali parlare dell’argomento preferito: come allenarsi, tempi e metodi
7. Si creano veri e propri clan, circoli, carbonerie, si creano leader da seguire, veri e propri pusher dispensatori, giustificatori e assolutori. Anche pagati. Nascono teorie se non urban legend.
Siamo molto vicini a quelle che sono cerimonie di purificazione per il “corpo perfetto”.
8. Se questo varco è stato superato siamo arrivati al “narcisismo morale”, quello che è incarnato dal santone e che esprime, come nell’anoressico, l’onnipotenza : “io sarò superiore anche al corpo, lo dominerò e vivrò anche senza di esso”. Potrò dunque scavarlo, renderlo oggetto delle peggiori pratiche, mutilarlo, renderlo inguardabile, crocifiggerlo. In pratica pensano di poter risorgere al terzo giorno.

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