Per un’ altra posturologia

Leggevamo in queste ore complesse pagine di posturologia con il focus sul sistema tonico posturale. Il che ci ha rimandati indietro di due decenni al  fondatore di un discorso (ben diverso) sul sistema tonico: la funzione tonica. http://www.somatics.de/Godard/Frank/Tonic.htm  Parallelamente osserviamo come in Italia si stia ancora a riflettere sulla postura dovuta a un corpus anatomico e fisiologico, arrivando, se proprio, ad accennare alla percezione dello schema corporeo e motorio.
Ora una postura é data, ben prima che dall’assetto anatomofisiologico, da tutto quel contesto in cui si sviluppa un bambino. Contesto fatto di esempi, modelli, matrici, imitazioni e risonanze. Un bambino copia e copiando impara a parlare, a essere, a fare un gesto. Economico o no. Funzionale o no. E costruisce un corpo risonante. Per questa strada si arriva alla terapia che usa la risonanza. Lo fa bene il Feldenkreis, lo fa bene il Rolfing Mouvement. Lo fa divinamente Hubert Godard.
Ma siamo correndo troppo. Per spiegare una certa posturologia “di alta quota” bisogna ripercorrerne il percorso. Ed ecco che ci viene in aiuto un lavoro notevole fatto da Pedro Prado nel 2006. Fu pubblicato ed é visibile a pagamento. Lo traduciamo  e lo sintetizziamo. Chiediamo venia della traduzione  simil-italiana.

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Ida P. Rolf ha creato il metodo Rolfing. Inizialmente, ha formulato le idee da sola; tuttavia, appena ha avuto un circolo di studenti, hanno cominciato a discutere e dibattere il lavoro tra di loro e, infine, a contribuirvi. Dapprima, il materiale è stato trasmesso come tradizione orale (Ida Rolf scrisse pochissimo) ma nel corso del tempo, molto è stato scritto dagli allievi.
Nel 1969 nasce il Bollettino per l’Integrazione Strutturale che raccoglie le iniziali discussioni e resta tale fino al 1980. Nel 1971 nasce anche  Rolf Lines. In un primo momento è un bollettino d’informazione ma presto diventa un posto per consividere esperienze professionali. Mentre la comunità Rolfing cresce oltre gli Stati Uniti – prima in Europa e poi in Brasile, Australia, Giappone e altrove, Rolf Lines cambia, diventa una rivista con articoli e contributi di ricerca sul Rolfing.
Nel 2001 il suo nome diventa The Journal of the Rolf Institute.
Nel frattempo, nel 1989 in Svizzera, Hans Flury ha preso l’iniziativa di creare “Notes on Structural Integration” pubblicate annualmente fino al 1993, mentre in Brasile nasce Rolfing-Brasil, una pubblicazione in lingua portoghese per documentare il lavoro di Rolfers brasiliani e fornire loro traduzioni di importanti articoli. Nello stesso periodo, diverse opere accademiche e alcuni progetti di ricerca formali vengono completati e sono pubblicati vari libri scritti da Rolfers .
Maitland, costruì il primo quadro in cui organizzare i vari saperi. Prima ne fece materiale didattico, più tardi un articolo scritto con Cottingham (1997). Egli osserva che per capire i contributi del Rolfing alle terapie manuali ed olistiche, è necessario in primo luogo capire le differenze tra terapie che sono olistiche e quelle che non lo sono. Ha delineato tre paradigmi di pratiche terapeutiche, che rappresentano tre potenziali atteggiamenti verso il trattamento: palliative, correttive e integrative (olistico).
Palliative: cercano di alleviare la tensione, il dolore o altri sintomi.
Correttive: sono dirette verso la correzione di ciò che produce i sintomi, cercando di alterare le cause in modo da eliminare i sintomi.Entrambi questi paradigmi indicano interventi superficiali o locali, Olistico: coltiva l’integrazione, vale a dire, l’equilibrio e l’armonia all’interno della persona nella sua interezza.
Come esempio di come i tre paradigmi di lavoro, prendiamo in consideraqzione una persona con il mal di schiena.
-Nel primo sistema riceve un massaggio per alleviare il dolore e per ridurre la tensione.
-Nel secondo sistema, il correttivo, avrá varie manovre biomeccaniche per correggere disallineamenti tra-articolari.
-Nel terzo, se é integrazione strutturale, si cercherá di integrare l’intero corpo nella gravità.
Gran parte della medicina occidentale opera nel secondo paradigma, con metodi per controllare i sintomi.
Gli obiettivi e l’atteggiamento del medico, in qualunque pratica di intervento terapeutico, sono basate su uno di questi tre paradigmi, e rivelano differenti disposizioni filosofiche.I tre paradigmi non si escludono a vicenda ma Ida Rolf ha fatto di piú:ha ampliato l’approccio olistico con l’idea di integrazione nella gravità. Ha insistito sul fatto che esiste un binomio inscindibile fra durata del cambiamento, permamenza del miglioramento ed equilibrio, non solo all’interno del corpo ma anche in relazione alla gravità e l’ambiente.
Spesso, la ricorrenza di un sintomo o la comparsa di nuove disfunzioni è un segno che la persona non è stata in grado di adattarsi a interventi che potrebbero non aver tenuto conto di qualche altra dimensione della persona, o del rapporto della persona all’ ambiente. Il Rolfing, quindi, ha obiettivi concomitanti:  organizzare la persona in relazione a se stessa, alla forza di gravità e all’ambiente.
Questo contraddistingue il Rolfing da altre terapie manuali. Il Rolfing riconosce che i sintomi di una persona devono essere percepiti, considerati e affrontati  in relazione alla dell’intero sistema strutturale e funzionale della persona, nonché in relazione all’ambiente in cuitale sistema esiste.
Nel corso degli ultimi 50 anni, i progressi nel campo della fisica hanno portato nuovi modelli per interpretare il concetto di gravità. Tra le idee che hanno ricevuto un ampio dibattito negli anni dopo la morte di Ida Rolf, ci sono i contributi di James e Nora Oschman (1998, 2000, 2001). Oschman ha cercato di portare i concetti della teoria della fisica quantistica e della relatività ed ha delineato, alla luce di tali concetti, alcune spiegazioni sulla fisiologia del tessuto connettivo [ndc: facendo largo ed esplicito riferimento al Rolfing]
Nel frattempo si é scoperto che la gravità si manifesta non solo come un senso di peso, ma anche come un senso di leggerezza. In termini semplificati, un approccio continua a sottolineare l’idea di gravità come una forza di compressione ma ossa e tessuti connettivi convertono questa forza nel sollevamento.(Flury, 1989; Harder, 1991; Salveson, 1992; Brecklinghaus, 1998; Gaggini, 1998).
Un altro approccio al tema della portanza sottolinea l’importanza dei processi di orientamento sensoriali nell’organizzazione posturale: la comprensione della gravità come concetto relazionale – come una danza continua che coinvolge i meccanismi della percezione e l’aggiustamento di posizione della persona nell’ambiente, la persona come una struttura dinamica e la gravità nel contesto di movimento. (Agneessens, 2001; Zorn e Caspari, 2001, 2003)
La natura e il comportamento del tessuto connettivo hanno ricevuto una grande quantità di studi fra articoli, raccolte di osservazioni cliniche, libri e progetti di ricerca scientifica.
Molti istruttori di anatomia hanno indirizzato i loro studi sulla natura del tessuto connettivo, esplorato le implicazioni della sua natura della locomozione, la riabilitazione, e il dolore cronico (Schultz, Feitis, 1996; Myers, 2001; e Bertolucci, del 1998, 2003, 2005a e b). Lungo la stessa linea Robert Schleip (2005, 2006), insieme a Adjo Zorn (2007), ha effettuato ricerche di laboratorio per studiare l’elasticità passiva del tessuto connettivo. Questa ricerca sta contribuendo al perché il tocco Rolfing è così efficace. La presenza di cellule muscolari lisce all’interno della matrice del tessuto connettivo suggerisce che Rolfing colpisce il sistema nervoso autonomo. Questo risuona con la teoria e la pratica (Schleip, et al., 2004, 2005, 2006). Dal punto di vista teorico, gli Oschman hanno contribuito alla visione della funzione del tessuto connettivo alla luce della fisica quantistica (Oschman J., Oschman N., 1993, 2001, 2003).
Un sottoprodotto della pratica del Rolfing è il rilascio miofasciale. In Brasile Bertolucci, Menagatti, e Cintra hanno organizzato questo in un sistema specifico, che è una ricca aggiunta all’esplorazione del tatto sul tessuto connettivo (Bertolucci, et al. 2005).Le descrizioni dimostrano le possibilità di intervento manuale nella liberazione della fascia e mostrano anche come diversi paradigmi terapeutici possono essere usati per prendersi cura dei sintomi e alleviare il dolore (Bertolucci, 2005b).Allo stesso modo, in Australia, John Smith pubblica Bodyworking Strutturale (2005).
Nei primi giorni del Rolfing, era comune confondere le tecniche o tattiche di lavoro e la confusione al riguardo ha offuscato per molte persone il vero senso del Rolfing.
Ida Rolf, al fine di chiarire l’insegnamento e la diffusione del suo punto di vista, ha istituito il famoso protocollo di dieci sedute (“la ricetta”). Concezione brillante, ampiamente applicabile, altamente efficiente ed ottima strategia di lavoro. E’stata anche un metodo pedagogico eccezionale: come professionisti se vi attenete a questo protocollo sistematico, a poco a poco capite la vera natura del lavoro e si padroneggiano i particolari. Tuttavia il potere di questa strategia é stato cosí potente che è stato visto sinonimo di Rolfing.
Qualsiasi protocollo formale porta con sé due potenziali insidie: in primo luogo, l’ipotesi che tutti i corpi possano fare lo stesso percorso  verso una configurazione “ideale”e in secondo luogo, l’idea che lo stesso metodo sia adatto a tutti (Maitland, 2002).Questo ideale era, in realtà, irraggiungibile.Un protocollo per sua natura presuppone l’esistenza di un corpo ideale o “normale”. Si tratta di un idealismo somatico (Maitland, 2002)
Quanto alla seconda insidia – la convinzione che qualsiasi metodo particolare sia adatto per tutti presuppone che i risultati siano gli stessi in ciascun caso e che il processo andrà lungo lo stesso percorso, verso un corpo che è conforme all’ideale (Maitland, 2002). Ed é ugualmente idealistico.
Il lavoro di Ida Rolf non era necessariamente secondo il protocollo. Piuttosto, ha adattato il metodo alle esigenze individuali di ciascun cliente. Il protocollo è stato progettato non tanto come una tecnica obbligatoria ma come un modo per facilitare l’istruzione.
La discussione ha prodotto due visioni opposte e nel 1987 avviene una scissione all’interno della comunità da cui emerge da un lato, la Guild che difende l’ integrazione strutturale secondo la Recipe e, dall’altro, l’Istituto Rolf.
Nel 1992 Matiland e Sultan pubblicano l’articolo intitolato “Definizione e Principi di Rolfing” con gli assunti fondanti.
– Il corpo è un insieme, e nessuna parte è più importante di qualsiasi altro per l’organizzazione del complesso;
– Il corpo è tutt’uno con la persona, e una disfunzione somatica si rifletterà in tutti gli altri aspetti dell’essere;
– Gli organismi viventi sono sistemi auto-organizzati auto-regolanti ;
– Per capire la disfunzione locale, si deve capire la condizione del tutto e la sua relazione con l’ambiente;
– Nessuna parte del corpo può essere adeguatamente compresa isolata dall’insieme e senza riguardo per l’ambiente;
Tutti i 5 principi operano insieme. [ndc: per chi conosce la psicoanalisi, e ancora piú la grupponanalisi di Diego Napolitani, le successive parole sono ovvie ed oro, un ponte meraviglioso fra il corpo individuale ma gruppale e la parola]
1. Il principio di adattabilità : il cliente è in grado di accettare nuove opzioni per l’allineamento, la percezione di sé, e il movimento?Con questo principio, ci rendiamo conto che ogni intervento con il tatto, il movimento o le parole sarà efficace solo se il cliente è in grado di adattarsi ai risultati. L’adeguamento deve avvenire nella struttura fisica del cliente, nel rapporto tra le diverse dimensioni del suo essere e nel suo rapporto con l’universo di cui è parte e in cui orienta, organizza e si integra. Se si rilascia una restrizione miofasciale – ad esempio, del retinacolo della caviglia – si aumenta la gamma di movimento solo nella misura in cui le relazioni tra la caviglia, ginocchia, anca, colonna vertebrale e la testa sono libere abbastanza per ospitare la liberazione della caviglia.Se non saranno in grado di utilizzare la dimensione di libertà prodotta dall’intervento – e secondo il principio di adattabilità, la caviglia ritornerà alla sua condizione limitata.Allo stesso modo, anche se la struttura ha sufficiente libertà in tutta la rete miofasciale per accogliere l’intervento sul retinacolo della caviglia, la caviglia si irrigidisceo nuovamente se l’immagine del corpo del cliente non può accogliere il maggior potenziale movimento della caviglia.
2. Secondo il principio di supporto, un intervento avrà successo soltanto nella misura in cui il cliente può trovare supporto efficace.Per esempio, se il bacino del cliente é eccessivamente anteriorizzato esso non fornirá un adeguato supporto per il torace e la testa.Se vengono rilasciate restrizioni nei tessuti del torace, ma non sono liberare le restrizioni che causano lo spostamento pelvico il torace mancherà del supporto meccanico, il cambiamento non sarà stabilizzato e le contrazioni torneranno per ristabilire l’equilibrio nella gravità. Se il cliente é in grado di riconoscere ( o trova supporto nel poter riconoscere) l’orientamento nello spazio, la sensibilità nei piedi, la coscienza della postura e dell’equilibrio,  trova un miglioramento e realizza il principio del sostegno.
3. Palintonicity. In greco, palintonos si riferisce ad un dialogo tra gli opposti.Essa esprime una relazione tra dimensioni spaziali, si manifesta nei rapporti tra strutture, spazi, volumi e piani e riconosce che il successo di un intervento è in funzione di opportune relazioni spaziali e dei dialoghi tra opposti. Immaginiamo, per esempio, il corpo di una persona depressa, con un petto collassato che esercita una pressione meccanica sul diaframma respiratorio e gli organi. Sotto la lente del principio della palintonicity, l’equilibrio tra le parti superiore ed inferiore dello spazio viscerale è compromessa, con troppo poco spazio sopra il diaframma e troppo spazio sotto.La trasformazione comporterebbe una nuova relazione spaziale, liberando il torace e permettendo una relazione spaziale diversa tra i due compartimenti viscerali.Allo stesso tempo, il rapporto tra inspirazione ed espirazione ne ricaverebbe la potenzialitá per trasformare/si.
Oppure: se la persona ha un torace elevato, la testa può anche essere in una posizione più eretta.Ciò potrebbe influenzare la propriocezione della persona e la sua percezione del rapporto della testa in relazione all’ambiente.Questo implica il principio palintonicity : relazione fra percezione personale ed ambientale della struttura  e relazione col processo di trasformazione e integrazione della persona nella gravità.
4. Continuità. Quello che succede in tutte le dimensioni della persona umana si rifletterà in tutte le altre dimensioni.Tutti gli interventi influenzano la continuità, l’organizzazione e la funzione del tutto.L’interazione tra le varie dimensioni dell’essere consente la possibilità di continuità tra loro e mette in armonia con l’altro.
Nell’esempio precedente, abbiamo descritto cambiamenti nelle dimensioni strutturali e meccaniche riguardanti il ​​rapporto tra gli spazi viscerali superiore e inferiore. Se la persona non può sostenere la variazione degli stati emotivi che possono essere attivati ​​insieme a cambiamenti, la forza dell’intervento sarà diminuita. Se la persona non è in grado di assimilare il cambiamento della funzione respiratoria, calerá la potenza dell’intervento.Se, tuttavia, la persona percepisce il significato di questa trasformazione (sia esso un cambiamento posturale nella gravità, miglioramento della funzione respiratoria, o migliorata percezione dell’ambiente), sarà in grado di vivere in maniera più completa.
5. Il principio di chiusura afferma che una sessione o un processo termina quando il cliente raggiunge il più alto grado di integrazione somatica e percettiva disponibile in quel momento, prendendo in considerazione le attuali limitazioni temporali e spaziali. Secondo questo principio, si considera il grado di integrazione che è a disposizione del cliente nel suo processo – sia consciamente che inconsciamente. Dobbiamo considerare che il Rolfing accade in cicli. Ogni fase prepara la prossima.È un compito delicato rispettare il momento e rinunciare ad avviare un nuovo ciclo di modifiche.
Le tassonomie
Con lo sviluppo dei principi, Maitland (1993, p. 3) espone le tassonomie di valutazione e di osservazione, che facilitano la percezione delle diverse dimensioni influenzati dal corpo e la sua organizzazione in gravità.  Le categorie che sono emerse sono: fisico, funzionale, energetico, + Prado dice: emozionale (2004a) La ristrutturazione di queste categorie è la seguente:
Fisico:- Strutturale- Funzionale
Psicobiologico: – Emotivo / psicologico – Cultura / ambientale – Esistenziale / spirituale – Energetico
Questa organizzazione spiega le diverse dimensioni della persona, facilita l’organizzazione delle tecniche esistenti (Prado 2004a) e quelle che verranno sviluppate in futuro.
Fisico Strutturale
Nella tradizione di insegnamento e di pratica clinica del Rolfing, le fotografie scattate prima e dopo le varie sessioni – o prima e dopo l’intero processo – sono utilizzate per valutare questa dimensione. Ida Rolf ha utilizzato un modello di organizzazione ortogonale:le relazioni tra i piani spaziali sagittale, orizzontali e coronale. La perdita di dimensione in uno qualsiasi di questi piani implica adattamenti negli altri. L’esplorazione del modello di Ida Rolf ha dato origine a nuovi modi di percepire e descrivere la forma umana. Le principali novità sono provenienti da Flury, Sultan e Schleip.
Flury (1989), un medico svizzero, cercato di definire in maniera letterale e ortodossa gli effetti della forza gravitazionale sulla disposizione dei tessuti miofasciali. Ha creato una tipologia basata su quattro combinazioni di anteriore / posteriore inclinazione pelvica e lo spostamento all’interno del piano orizzontale. Ha descritto vari accorciamenti strutturali complessivi primari e secondari derivati da quattro possibili combinazioni di inclinazione pelvica e inversione. All’interno di una mentalità correttiva, ha cercato modi per creare un “linguaggio Rolfing” e di fondare una nuova scienza.
Sultan (1986) ha sviluppato il  Modello Interno/Esterno sulla base di osservazioni di osteopatia cranica.In questa scienza, il flusso avviene in due fasi – flessione ed estensione. A seconda tendenza dell’individuo le strutture miofasciali influenzano la disposizione della struttura nel suo complesso.
Schleip (1993a) ha esteso questo pensiero per includere il ruolo del sistema nervoso nella disposizione strutturale. Ha proposto una tipologia in base alla dominanza dei gruppi muscolari flessori ed estensori. Oltre all’introduzione di questa tipologia, il suo lavoro ha contribuito alla tecnica del tatto.
Sultan, Salveson e Maitland, hanno sviluppato un modello di struttura basata sullo sviluppo embrionale. Questo modello divide il corpo in cinque regioni anatomiche: spazio viscerale, strati muscolari superficiali, cingolo pelvico, cingolo scapolare, e complesso assiale. E’ un aiuto alla percezione e progettazione di strategie per il lavoro (Maitland, 2000).
Barral, Mercier (1983) e Schwind (1992, 2003) han portato progressi nel modo di percepire e affrontare lo spazio viscerale. Con l’osservazione minuziosa e la descrizione delle membrane connesse nel sostenere gli organi hanno chiarito la loro importanza per la sistemazione della struttura nel suo complesso, nonché lo sviluppo di tecniche e aperto un nuovo capitolo nell’evoluzione del Rolfing. Gaggini (2000, pp 6-10.) e Sommer (2000, pp 11-14,.. 2005, pp 127-30) continuano questa linea di ricerca. Il lavoro di Sommer include il tessuto neurale (2006 pp 22-23,.. 2008 p 42).
Nel regno delle tecniche e tattiche specifiche, un gruppo di docenti di tecniche avanzate ha affrontato ogni articolazione del corpo. (Maitland, 2000, 2001b; Sultan et al, 2001;. Schwind, 2006 e Asher, 2007). Le migliori descrizioni sono presenti in Spinal Manipulation Made Simple (Maitland, 2001b) e nel compendi formulati da Maitland, Sultan e Salveson per i loro corsi avanzati (Maitland, 2000). Insieme a questi autori, Gaggini (2003) ha contribuito con il suo lavoro alla biomeccanica dell’ allineamento.
L’influenza dell’osteopatia cranica, articolata nelle sue varie forme da Upledger (1983), Milne (1994) e Sills (2001), ha portato alla pratica di Rolfing diverse manovre specifiche per lavori sul cranio e altre tecniche che richiedono un particolare orientamento da parte del professionista. Contrariamente alle tecniche dirette, queste tecniche indirette richiedono che il terapista attenda una graduale diminuzione della forza sul tessuto, a seguito della quale la struttura si stabilizza in un nuovo pattern gravitario. L’esistenza di questi orientamenti contrastanti di indurre attivamente un cambiamento, da un lato, o attesa di ricezione e cambiamento dall’altro, hanno ampliato la gamma di interventi in termini di tassonomie di valutazione e tecniche di lavoro (Sultan, 2001; Walker e Loveitt 2004; Maitland, 2006).
Fisico Funzionale
Una valutazione funzionale valuta la qualità e l’economia di movimento e, con l’osservazione diretta, include test di mobilità e di equilibrio (Maitland, Cottingham, 2000, p 120). La categoria funzionale ha generato la maggiore discussione – e anche la più grande evoluzione – nel Rolfing. Ida Rolf ha riconosciuto che la manipolazione del tessuto connettivo trasforma la funzione. Vide l’integrazione strutturale e l’economia funzionale come equivalenti. Riconobbe ulteriormente il legame tra struttura e funzione, da un lato, e il comportamento, dall’altro.
Ida Rolf stessa utilizza il movimento per migliorare il risultato degli interventi di manipolazione. Per citare una delle sue frasi più celebri, ” “Put it where it belongs and ask for movement.” La premessa di fondo era che il movimento corretto aiuta a bilanciare la rete miofasciale. Ida Rolf ha usato il movimento come una tecnica ausiliaria alla manipolazione.
Amy Cochran ha creato gli Esercizi di Yoga per un ri-modello dei movimenti dove l’accento è posto sull’ impronta neurologica di schemi di movimento e il lavoro è  una tecnica per ri-educare la propriocezione articolare e insegnare il movimento che si trasmette attraverso il corpo. Caspari (1996) ha preparato una descrizione pratica di queste tecniche.
Dopo aver riconosciuto l’importanza della funzione, Ida Rolf chiamato Judith Aston a collaborare al Rolfing Movement. J. Aston ha progettato il primo approccio funzionale sistematico e il suo lavoro ha rivelato che l’integrazione strutturale puó avvenire con più tecniche funzionali. Alla fine la visione di J. Aston si é scontrata con quella di Ida Rolf e Aston ha proseguito da sola. Ha fondato il sistema conosciuto come Aston Patterning (Foster, 2004; Pare, 2004).
Un altro gruppo che lavora sul funzionale é Megan James, Heather Wing e Gale Ohlgren. Il loro lavoro é diretto all’esplorazione somatica e  permette ai clienti di trovare le opzioni per il movimento nella loro vita quotidiana (Ohlgren, Clark, 1995; Ala, 1982a, 1982b). Anche se il lavoro è considerato ausiliario o complementare alla manipolazione strutturale, la relazione terapeutica viene molto sottolineata. Concettualmente è emersa una via orientata prospetticamente: la percezione del ritmo del cliente in relazione alle trasformazioni e la proprietà dei risultati.
Dugan nel 1987, avanza un aspetto più introspettivo del lavoro, portando i clienti a percepire le proprie fissazioni. Avanti, micromovimenti, tocco leggero e stimolazione dolce aiutano il cliente che riconosce e rilascia più fissazioni in sequenza e si reintegra nella gravità. Questo lavoro ha permesso di osservare schemi emotivi, e ha portato una componente psicoterapeutica all’approccio somatico. Di conseguenza ha generato una notevole resistenza tra i praticanti più orientati strutturalmente. Nel 1990, Dugan e i francesi hanno lasciato l’Istituto Rolf e formato l’Associazione Dugan-Francese (DFAE).
Wing e Ohlgren – e poi per molti anni Jaye e Harrington – hanno conservato i valori e gli interessi verso i processi interni, le emozioni, le relazioni terapeutiche e l’introspezione individuale. Hanno percepito il valore dell’ esplorazione del movimento interno come un modo di esplorare l’integrazione con la gravità e discusso i lavori di movimento come un Rolfing in sé e per sé.
Questa prospettiva ha portato al lavoro un atteggiamento diverso da quello degli strutturalisti, alcuni dei quali erano inclini a cadere in una modalità clinica di “fare per” che è dualistica e tratta il corpo come un oggetto da fissare.
Con la formulazione dei Principi di Intervento di Maitland, Sultan e Salveson (Maitland; Sultan 1992), il movimento è finalmente percepito come un lavoro che potrebbe essere utilizzato da solo o in combinazione con tecniche di manipolazione.
Nel 1994 a Mairinque (SP, Brasile), Prado e Jaye, assistiti da Caspari, han presentato una formazione in cui hanno insegnato entrambe le prospettive insieme. Questo fu l’inizio del modello brasiliano che l’Istituto Rolf alla fine accettò. Nel corso del tempo, l’incorporazione dell’approccio movimento ha dato un prodotto enorme. Le tecniche di movimento che erano state disponibili prima sono state riviste, ampliate e pubblicate da Caspari (1996) e ci sono nuovi apporti : (Prado, 2000); Discussione Carli-Mills su Rolfing e Rolfing Movement (1998); L’esplorazione di Flury sulla Funzione Normale, (1991), l’indagine di Sanchez sulla propriocezione con le sue tavole (2004).
Nei primi anni 1990, viene alla ribalta il lavoro di Hubert Godard: un Rolfer avanzato, professore presso l’Università di Parigi, che viene da un background di danza e si ispira al lavoro di Laban. Godard ha dato notevole pensiero all’idea di catene muscolari, che era stata in voga in Europa nel 1980 e ha fatto incursioni nello scheletrico, cranico e viscerale. Godard ha lavorato con il movimento nel contesto della riabilitazione e portato nel Rolfing la teoria di Tonic Function. Questa teoria prevede lo studio del movimento, e riconosce l’importanza dell’ attività muscolare tonica per l’organizzazione posturale e l’equilibrio funzionale (Frank, 1995, 2006; Newton, 1997, 1998a, 1998b). Per i sostenitori di lavori strutturali, quanto per quelli di lavori di movimento, la teoria della funzione tonica fornisce una profonda conoscenza e supporto teorico per lavorare con la struttura, la funzione e il contesto. Essa comprende la coordinazione del movimento, il ruolo della percezione nell’organizzazione della struttura e il movimento e il mondo del significato e la sua relazione alla gravità. Anche se questi elementi erano già stati inseriti nella teoria e nella pratica del Rolfing, sono stati evidenziati dalla teoria della funzione tonica. La distinzione tra muscolatura intrinseca ed estrinseca, così saliente di Ida Rolf, è stata amplificata e descritta in dettaglio collegandola alla funzione tonica. Inizia cosí una discussione sul ruolo della percezione nell’organizzazione posturale, la concordanza tra modi di percepire e di modi di organizzare la postura e funzione in gravità, e l’importanza della percezione per Rolfing.  L’emergere del lavoro di Godard, in quello stesso stadio nell’evoluzione del Rolfing, ha da un lato placato gli animi e calmato i timori dei strutturalisti e dall’altro ha evidenziato i valori dei lavori di movimento. Si arriva a un nuovo punto di vista: movimento e manipolazione sono in un certo senso lo stesso lavoro.
Nel 2001, a Seon, un piccolo villaggio della Bavaria, ha avuto luogo un vertice internazionale  fra alcuni Rolfer avanzati e la facoltá di Rolfing Mouvement. Il programma fondamentale del Rolfing è stato esplorato e definito dal punto di vista strutturale e funzionale, nonché rispetto alle dimensioni della relazione terapeutica inerente al processo del Rolfing (Associazione europea Rolfing, 2001). La grande domanda è: come organizzare un percorso che possa onorare sia le tradizioni che gli avanzamenti di Rolfing, insegnando diversi punti di vista. L’esperienza di insegnamento aveva già dimostrato che insegnare un lavoro non formulistico richiede agli studenti di pensare in modo concettuale e questo non era sempre possibile in una formazione di base. La Recipe è stata scelta come l’asse attorno al quale ragionare. Il risultato è stato lo sviluppo della logica funzionale della ricetta – ispirato e articolato da Godard e organizzato, compilato e pubblicato da Caspari (2005).
I progressi nel campo delle neuroscienze hanno poi ispirato articoli ed esplorazioni tecnici. Le opere di Menegatti (2003, 2004) hanno approfondito la nostra comprensione dell’importanza della filogenesi e la sua applicazione in Rolfing.
Psicobiologica
Con la sua introduzione del termine psicobiologica Maitland (2000, p. 121) ha osservato che questa categoria si riferisce a ciò che è tradizionalmente chiamato “la mente” e comprende la visione del cliente. Questa tassonomia considera la natura auto-percettiva del corpo, come il modo emotivo e percettivo influenza l’orientamento del cliente, come il cliente percepisce il suo proprio movimento, l’immagine di sé e il posto nel mondo. Il riconoscimento di questo territorio è un progresso nel senso che fa spazio per una discussione su come si intersecano i regni comportamentali e somatici rispetto alla teoria e alla pratica.
Per spiegare i progressi che hanno avuto luogo in questa categoria, ho proposto una modifica delle tassonomie di Maitland (1993): la categoria psicobiologica divisa nelle seguenti sottocategorie: emotivo / psicologico- culturale / ambientale- esistenziale / spirituale ed energico. Per il mio pensiero, si tratta di una divisione più chiara che in Maitland (fisico, funzionale, emozionale ed energetico).
Emotivo
Quando inizia il Rolfing, la società ha una dicotomia tra mente e corpo. Il Rolfing fiorì a Esalen – una culla di esplorazione per il Movimento del Potenziale Umano: Gestalt, Bioenergetica, neo-reichiani, Corpo-terapie – e più tardi, Hakomi, Psicologia formativa di Keleman, Body-Mind Centering, Continuum – sono stati tutti creati insieme in questa stessa onda. La nozione di accedere alle emozioni attraverso il corpo era parte di queste pratiche dal 1960 attraverso gli anni 70-80. La dimensione emozionale ha ricevuto così tanta attenzione che le prime descrizioni del lavoro sono viste come nuove forme di psicoterapia. Quando il Rolfing si è diffuso è stato pubblicato su Psychology Today o Psicoterapia Handbook (vedi Feitis 1986, pp. 36-38). A quel tempo, il riferimento più frequente era quello di Reich ei suoi seguaci e gli articoli esploravano due idee di base: corazza caratteriale e forza muscolare. Un forte contatto del terapista diretto nel tessuto fu considerato l’unico modo per “sciogliere” la corazza caratteriale, qualcosa che scioglie una armatura per consentire il flusso di energia attraverso il corpo. In un attimo, l’effetto psicologico di Rolfing è stato negato e il Rolfing usato come tecnica ausiliaria alla psicoterapia.
Tra Rolfers stessi, molto è stato scritto e sono stati segnalati progetti e casi di studio in combinazione con il Rolfing: per es. Reich Therapy (Sharaf, 1972 ); Bioenergetica (Lustfield, 1997); La terapia junghiana (francese, 1997, pp 15-17;. 2007, pp 6-11.); psicoanalisi (Kertay, 1999a); psicopatologia (Short 1997, pp 15-19, e Asher, 1997.); Terapia della Gestalt (Greenwald, 1969). Tutto questo ha continuato a riflettere una divisione tra il mentale e il corporeo e ha dimostrato l’assenza di comprensione della dimensione emotiva all’interno della terapia olistica. Alla fine, gli studi di queste dimensioni sono stati separati dal Rolfing.
Nel 1982, Prado ha presentato presso l’Università di San Paolo la sua indagine: l’importanza dei contributi di Ida Rolf a coloro che lavorano con la postura in psicologia. Ha introdotto il nuovo punto di vista di Ida Rolf e ha indicato l’eventuale uso del Rolfing come misura preventiva per problemi emotivi. Ha anche suggerito una revisione dei concetti di armatura muscolare, carattere, considerazione della unicità di tessuto connettivo per il corpo e le sue caratteristiche anatomiche (Prado, 1982).
A questo punto, emergono due lati. Un lato ha cercato in altre pratiche psicoterapeutiche ispirazione per un modello (ad esempio, la lettura con le tipologie bioenergetici). L’altro lato ha cercato di portare le idee del Rolfing alla psicologia (per esempio, la comprensione della struttura umana per l’esplorazione del regno personale).
Anche se il Rolfing è un approccio somatico, i ruoli terapeutici, transfert e controtransfert sono considerati. Ciò ha contribuito ad una discussione più ampia di quella che ha avuto luogo all’interno dell’Istituto (Melamed, 1980; Salveson, 1997).
In ogni caso, queste idee hanno avuto conseguenze per le relazioni terapeutiche e atteggiamenti etici associati, e offuscato la percezione più accurata del Rolfing come un processo, unico e individuale per ogni cliente e su misura del cliente (Prado, 1999). Questo argomento ha portato a riflettere per sviluppare un atteggiamento etico nella clinica (Greenstreet, 1992; Kertay, 1999b, Keen, 1999).
Con il tempo, ci fu una certa maturazione in varie dimensioni della pratica, che si è riflessa in:
– Una gamma più ampia di tocchi specializzati, originati delle scoperte circa l’influenza del sistema nervoso nelle alterazioni del tono miofasciale (Schleip, 1993b);
– La percezione del Rolfing come un processo che trascende la classica ricetta dieci sessione, consentendo l’esplorazione del processo del cliente;
– Il riconoscimento che la versione iniziale di compensi del tessuto connettivo permette il manifestarsi e realizzarsi di una struttura alla base dei compensi;
– Un cambiamento nell’atteggiamento terapeutico per facilitare il processo del cliente, lavorando con il cliente.
Questa maturazione ha portato il Rolfing ad uno stadio più evoluto in termini di relazioni terapeutiche, l’etica e la visione orientata al processo del lavoro (Zorn e Caspari, 2001). (Luchau, 1997; Prado, 2003a, 2004b).
Levine (2002) – medico, scienziato e Rolfer professionista – ha sviluppato Somatic Experiencing, un metodo per migliorare gli effetti dello stress post-traumatico. Ha influenzato tutta una nuova generazione di professionisti del Rolfing e ha scritto numerosi articoli su stress e traumi (Levine 1977, 1980, 1997, 2004). Il suo lavoro ha cercato la regolazione del sistema nervoso autonomo la cui funzione è disturbata da traumi. Levine ipotizza che in situazioni di pericolo non risolto, l’attivazione simpatico e parasimpatico del SNA, puó precipitare in una risposta di congelamento, le risposte di “lotta o fuga” sono interrotte o frustrate, le attività sia del SNA che del SNC si fanno disorganizzate diminuendo la resilienza del SN nel suo complesso. La presenza cosciente del cliente in contatto con le sensazioni e osservante le scariche, riequilibra non solo il SNA ma produce anche una nuova esperienza – questa volta di potere – che rilascia i disturbi post-traumatici.
Il lavoro di Levine è ora oggetto di una ricerca sistematica. Nel frattempo, gli effetti della sua formazione nel Rolfing sono già significativi. Ha aperto la nostra percezione sulla natura del trauma e la sua manifestazione nell’organizzazione del tessuto, ha insegnato che una certa qualità di tocco può portare la risoluzione al gelo in maniera neurogena e si puó indurre uno scarico autonomo. Inoltre il metodo offre un modo per monitorare le scariche  che, a sua volta, porta una raffinatezza alla relazione terapeutica. Riconoscere quel tocco è una tecnica efficace per affrontare il trauma emotivo e rappresenta una significativa evoluzione per  il Rolfing. Questa evoluzione richiede tocchi differenziati e un particolare atteggiamento terapeutico che entra in contatto con le possibili emozioni.
Keen (1999), Prado (2000), San Giusto e Sanchez (2001) e Sanchez (2004) hanno scritto su questo argomento. Prado (2000) include Somatic Experiencing nella concezione e nella pratica.
Il lavoro nel Rolfing Mouvement di Jaye, Harrington e Godard include le tecniche per affrontare la questione emotiva. Basandosi su questa base, Prado (2005) e Prado e Allen (2005) han poi esaminato l’importanza contribuendo alla trasformazione del modello.
Prado (2005) ha richiamato l’attenzione sulla necessità del Rolfing di sviluppare un proprio approccio. La vita psicologica è tutta una questione significato – e il significato è intrinsecamente soggettivo, sia a livello individuale che culturale. Il significato influenza sia postura che movimento. È sia cognitiva che affettivo. Prado (2005, p 5) spiega l’importanza di esplorare il significato nel contesto Rolfing: proprio come la gravità unisce le prospettive strutturali e funzionali, ma è anche la chiave per un lavoro sul significato. Il problema è come il significato e la dimensione personale influenzano l’organizzazione della persona.
È impossibile, in questa fase dell’evoluzione del Rolfing, non considerare gli aspetti simbolici e affettivi dell’essere, nonché i modelli fisici e funzionali, come essi formano nell’essere.
Altri sono sulla stessa linea: Keleman (1992) con Psicologia formativa, Kurtz (1983) con Hakomi, e Lizbeth Marcher con Bodynamics (Meister, 1991 e Stolzoff, 1997) sono solo alcuni esempi. Le opere di questi autori sono state esplorate da Rolfers, che hanno prodotto letteratura.
Lo studio delle relazioni terapeutiche nel Rolfing è stata avanzata da Luchau (1997), Kurtz (1992), Prado (2004b), Smythe (2006) e McCall (2007). Una domanda è: come il processo Rolfing può essere seguito in tutte le sue dimensioni? Non dovrebbe essere trattato come psicoterapia, ma piuttosto come un processo di trasformazione che coinvolge molte dimensioni del comportamento umano. E ‘l’educazione e la facilitazione di più rispetto alla terapia; tuttavia, le qualità di guarigione possono essere presenti. Questo processo avviene in un rapporto tra la Rolfer e il cliente. Questa è la quarta dimensione del processo di integrazione strutturale: una dimensione di rapporto. (Prado, 1996)
Sempre nella dimensione emozionale, il lavoro accademico di due brasiliani merita di essere distinti: Motta (2003) ha presentato uno studio di dieci persone che mette a confronto le valutazioni dei clienti delle proprie immagini del corpo prima e dopo Rolfing. Merlino (2005) ha fatto importanti osservazioni teoriche sulla percezione, la coscienza e l’immagine corporea, collegandoli al processo di Rolfing. In ultima analisi, la categoria dell’ emotivo ci porta alle questioni della coscienza e il suo sviluppo
Culturale
Questa sottocategoria solo di recente ha iniziato a ricevere l’attenzione formale. Maitland (1999. 2000, p 121) ha notato l’influenza della visione del mondo sulla struttura. Lo stesso articolo suggerisce anche affrontare questa dimensione attraverso tecniche che evocano la coscienza di un modello particolare. La diversità culturale e la diffusione del Rolfing in tutto il mondo han ampliato la discussione all’interno dell’Istituto dimostrando di essere un campo ricco di promesse per l’indagine della intersezione fra cultura , struttura, movimento e gravità.
Energetico
Qui sta il problema: cosa significa energia nei lessici del senso comune e la scienza. Nel Rolfing, questa discussione permea entrambi i regni. Come metodo per realizzare l’integrazione strutturale e funzionale il Rolfing induce cambiamenti biologici che i clienti descrivono come una migliore vitalità e benessere. A volte, questa vitalità e benessere si chiama energia. L’imprecisione nell’uso dell’energia termine ci obbliga a prendere in considerazione gli usi inconsistenti del termine tra i vari campi della scienza, così come il fatto che gli operatori e clienti effettivamente scelgono questo termine per esprimere qualcosa – ma non sempre é la stessa cosa. Pertanto, dobbiamo discutere la questione centrale da due angolazioni: uno della scienza, e l’altro del grande pubblico.
Dal punto di vista scientifico, Maitland (2000, p. 121) ha osservato: “La tassonomia si riferisce ai campi di energia e flussi che si trasmettono attraverso il corpo. Essa può essere operativamente misurata come microcorrenti dirette che vengono trasmesse attraverso la rete di tessuto connettivo. Gli studi di ricerca sostengono questa tesi, vedi, ad esempio, Cottingham, Porges e Lione (1988) e Cottiingham, Porges e Richmond (1988). In particolare ha dato risultati significativi la ricerca sui cambiamenti dell’attività parasimpatica misurata e prodotta dal tocco del Rolfing. È inoltre opportuno far riferimento ancora una volta qui per gli studi di Oschman (2000, pp. 165-66), che considera come i modelli della fisica quantistica possono migliorare la nostra comprensione di come funziona Rolfing.
Studi di Valerie Hunt sulle letture dell’aura sono un’altra esplorazione sperimentale dell’aspetto energetico del Rolfing (Hunt e altri, 1977 e Hunt, 1996, pp. 22-25). Hunt ha trovato correlazioni significative tra le dimensioni fisiche, emotive ed energetiche. Stucker (1999), seguendo il percorso di Hunt, ha esplorato l’elettromagnetismo. Le sue idee hanno stimolato una considerevole discussione. E ‘ambizioso e coraggioso per cercare di aumentare le ipotesi di correlare il nostro lavoro a due potenti forze della natura – gravità ed elettromagnetismo. Un sostenitore di tali ipotesi, ovviamente, ha difficoltà a dimostrare. Poiché l’energia termine è usato per descrivere l’intensità o la velocità dei processi metabolici, coloro che studiano Rolfing dal punto di vista biologico stanno contribuendo con il loro lavoro (Varela e Frenk, 1988; Menegatti, 2004; D’Udine, 1994, 1998 Oschman, 2000).
Nel 2005, nel tentativo di trovare il linguaggio appropriato da utilizzare con gli studenti e il pubblico, la facoltà Rolfing in Brasile ha riconosciuto la necessità di discutere l’idea di energia. Come risultato di questa discussione fruttuosa, la facoltà ha deciso di usare i termini vitalitá e benessere per evitare di utilizzare il termine energia in modi che non ci appartengono. Stiamo lasciando agli scienziati la definizione e l’esplorazione di energia, date le diverse connotazioni della parola tra il pubblico in generale.
Esistenziale / spirituale
Questa sottocategoria evidenzia l’aspetto trasformativo del Rolfing. La sua importanza è implicita nella Rolfing sin dalla sua creazione (Prado, 2003b, 2004a). Maitland (1990) ha cercato di impostare un contesto filosofico per sostenere l’esplorazione del Rolfing nella dimensione esistenziale. Propone che Rolfing sia nel dominio dell’ontologia somatica con una linea di indagine che indaga la natura dell’essere attraverso la lente della propria realizzazione.
Altri autori hanno lo hanno descritto come un modello di organizzazione del corpo per la meditazione e anche come un processo di perfezionamento del percorso verso una raffinatezza spirituale. La linea dei simboli suggerisce una organizzazione tra il cielo e la terra in cui il fenomeno umano esiste e che, lavorare per organizzare quello che esiste tra queste dimensioni, sostiene e amplia l’esperienza umana. L’inchiesta è aperta. Il dibattito ci ha portato a riconcettualizzare il lavoro, concentrandosi sulla forza di gravità come un contesto relazionale con l’ambiente, e l’integrazione del proprio essere contemporaneamente con se stessi e con il cosmo.
Gli effetti del Rolfing nella dimensione spirituale si riflettono nelle relazioni di alcuni clienti che si sentono come uno con l’universo. È come se l’esperienza dell’esistenza in una struttura più integrata permette alla persona di avere accesso ad una certa intrinseca facoltà spirituale umana.
Bibliografia a richiesta
[a cura di Elledi]

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