Françoise Mézierès

Nasce nel 1909 ad Hanoi, figlia dell’addetto all’Ambasciata di Francia. E’ una bambina difficile, fragile, dislessica e soggetta a terapie.
Nel 1918 la famiglia rientra in Francia e lei completa gli studi nel 1937 diplomandosi in kinesiterapia presso l’ Ecole Francaise d’Hortopedie, scuola in cui resta ad insegnare.
Nel 1947 pubblica “Rivoluzione in ginnastica ortopedica: cause e trattamento delle deviazioni vertebrali e algie di origine muscolare”.
Con questo lavoro inizia la sua messa in discussione ufficiale di tutta la ginnastica vigente e delle terapie dei dismorfismi.
Per quasi trent’anni lotterà contro tutte le possibili ostilità degli ambienti ufficiali, finché nel 1974 si ritira a Saint-Mons, nel Gers, dove struttura una scuola per terapisti. Si associa poi con un allievo, Philippe Emmanuel Souchard, mentre il metodo si impone, allargandosi a tutta l’Europa.
Nel 1983 si rompe il sodalizio con Souchard e lei si trasferisce a Milly-la-Forêt.
Nel 1984 pubblica “Originalità del metodo Meziérès”.
Muore nel 1991 senza lasciare eredi designati.

I principi
1. I muscoli posteriori si comportano come un solo muscolo, dal piede al cranio: sono una catena di singoli legati in una unità.
2. A causa dello sforzo quotidiano per opporsi alla gravità essi sono sempre troppo tonici, rigidi e corti. Vanno dunque sempre stirati e non rinforzati.
3. Non serve stirarli settorialmente poiché la tensione “viaggia” lungo la catena e semplicemente si sposta altrove.
4. La correzione settoriale causa lateroflessioni e rotazioni sia del rachide che degli arti.
5. Qualsiasi messa in tensione della catena posteriore provoca la rotazione interna degli arti e il blocco del diaframma in inspirazione. Il diaframma è il principale imputato nella lordosi
6. Ciò che si oppone ad una respirazione libera non è il blocco del diaframma in sé ma l’accorciamento dei muscoli posteriori.
Cosa ne deriva
· Qualsiasi rinforzo muscolare grava sulla colonna e, nel tempo, crea problemi strutturali.
· Qualsiasi stretching locale “ottiene l’elasticità di un segmento a spese di un altro”
· “Si allunga solo ciò che è già lungo”
· Solo mettendo in stiramento tutto, contemporaneamente e lavorando col respiro, possiamo avere dei vantaggi.
· Solo con le contrazioni isometriche eccentriche (dette comunemente in controresistenza) possiamo sia allungare le catene, sia guadagnare in elasticità e forza.
Disse quindi no con decisione al rinforzo muscolare e allo stretching, come comunemente proposti, ma disse decisamente di no anche a metodi come lo yoga e non solo perché fatti di rinforzi e stiramenti settoriali, ma perché il corpo occidentale cammina con scarpe, dorme su materassi, siede su sedie, mangia, veste e si muove diversamente da un corpo orientale.
Françoise Mézières si rese conto benissimo che, mentre portava i corpi a liberarsi da atteggiamenti, posture e tensioni acquisite nel tempo, creava un processo di crescita interiore con tutte le sue implicazioni emotive.
Tuttavia ribadiva “non siamo psicologi…il mio metodo non è dolce…si rivolge all’elasticità muscolare, non rinforza mai, non usa l’inspirazione e si rivolge solo al fisico”.
Con lei era nata in Europa la prima rivoluzione nelle terapie fisiche e nella ginnastica, ma si era anche aperto un grande vuoto: l’impreparazione del terapista di fronte a quei processi trasformativi del paziente, che accompagnano spesso le metodiche globali.
La pratica
Il metodo si traduce in sedute di almeno 1 ora, ma è auspicabile di più, nelle quali la persona viene messa in una posizione, “postura” di stiramento globale che evidenzierà gli squilibri.
Segue un lavoro di eliminazione dei compensi e un lavoro isometrico eccentrico di allungo degli agonisti e rinforzo degli antagonisti.
Regina della situazione è l’espirazione, precisa, controllata, senza tensione diaframmatica.
Il metodo non è doloroso ma particolarmente impegnativo sia fisicamente sia per l’infinito corollario di comandi e controlli che la persona deve gestire in simultanea.
Per questo molti mezieristi oggi hanno introdotto delle modifiche e sono coadiuvati da uno o più colleghi.