Feldenkrais

Moshe Feldenkrais nasce in Russia nel 1904, si trasferisce in Palestina a 13 anni e a Parigi a 24, dove si laurea in ingegneria e collabora con Pierre Curie.
Nel 1940, all’invasione tedesca di Parigi, torna in Israele.
Una grave difficoltà ad un ginocchio, dovuta alla sua passione per le arti marziali, lo porta ad un riesame critico dei lavori sul corpo e ad elaborare un proprio metodo che espone nel 1949 in un libro: “Il corpo e il comportamento maturo”.
Iniziano così gli anni di insegnamento che lo vedono impegnato in Europa e negli Stati Uniti.
In particolare, durante le estati passate ad Esalen, un centro termale a sud della California, luogo intellettualmente molto attivo, con workshops, ricerca, sperimentazione, egli incontra Ida Rolf con la quale intrattiene vivaci, proficue, accese discussioni sui rispettivi metodi.
Da un lato un ingegnere, dall’altro una biochimica e osteopata, daranno un grande respiro alle tecniche corporee, rivoluzionandole, estraendole dagli ambiti ristretti e rivelandone tutta la loro potenzialità e complessità.
Feldenkrais muore in Israele nel 1984.

Le basi del metodo
Egli osserva che, mentre gli animali nascono con un Sistema Nervoso già pronto, collegato e quasi completo, il che permette loro un breve periodo di apprendimento, ciò non avviene nell’uomo.
L’uomo utilizza moltissimi anni della propria vita per imparare le abilità motorie, linguistiche, matematiche, per acquisire attraverso l’esperienza, il senso dello spazio, la coordinazione, la postura.
La complessità del nostro Sistema Nervoso ci permette di essere malleabili, permeabili all’esperienza e alla modificazione,e si forma un’immagine di noi ( psicologica, motoria, corporea) strettamente interagente con l’efficacia e la qualità delle nostre azioni.
In una dialettica continua le nostre emozioni, sensazioni, sentimenti, incidono sul movimento, ma il movimento, la sua percezione, efficacia, gradevolezza o meno, estetica o meno, incidono sulla nostra struttura psicologica.
Talvolta questo dialogo diventa un circuito chiuso: tendiamo a ripetere schemi consolidatisi perché efficaci in passato ma inadeguati, poco economici od obsoleti per far fronte al presente.
Questi schemi tendono a permanere per il semplice fatto che non abbiamo esperienza d’altro e perché è molto più semplice, istintivo, fare ricorso alle risorse esistenti, piuttosto che cercarne delle nuove.
Il metodo Feldenkrais pur portando a modificare questi apprendimenti e schemi, non ha una ricetta prestabilita, una codificazione, ma è piuttosto sintetizzabile come “ricerca della consapevolezza”.
Il prendere coscienza che esistono delle alternative, che il nostro schema motorio può cambiare, rende la persona libera,libera di scegliere, di provare, di sperimentare, di svincolarsi dai modelli, di guardare alla diversità come ricchezza e fonte di informazioni e di trovare un’altra organizzazione, fisica e psicologica, di se stessa.
In una seduta di Feldenkrais potremo imparare a muoverci in maniera adeguata, a riconoscere i movimenti superflui o non economici, potremo sperimentare la naturalezza e gli errori, il movimento istintivo o forzato, la qualità del movimento, la tensione e il rilassamento, la gravità, l’azione e la pausa, ma anche l’invenzione, la creatività e il gioco.
Come il Rolfing®, anche il Feldenkrais è un metodo ad ampio spettro con altissima valenza sia nel mantenere i risultati ottenuti che nell’incrementarli nel tempo, ottenendo anche tutti i vantaggi psicologici connessi con questo.
Per saperne di più: www.feldenkrais.com