Il corpo emozionale

L’articolo originale é qui: http://www.rolfing.it/articoli/news/rolfing-si-e-corpo-emozionale.html

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Nella pratica del Rolfing S.I. spesso ci si è imbattuti, durante il lavoro sulle fasce, in rilasci di emozioni intense e improvvise quali rabbia, paura, ansia, malinconia, inquietudine e altre emozioni legate ad eventi traumatici. In gergo sono definiti “rilasci somato-emozionali”, perciò un corpo che contiene le memorie delle emozioni della propria storia viene definito “corpo emozionale”.
Le emozioni che emergono possono risalire a periodi della propria vita recenti o remoti, spesso risalgono all’adolescenza, all’infanzia, al periodo neonatale.
Indagare nel corpo emozionale dell’adulto ci rimanda al sistema tonico-emotivo del neonato. La genesi del sistema emozionale ha inizio dal periodo neonatale, anzi, sembra addirittura dal parto. La primissima esperienza tattile corporea si ha proprio nel passaggio di uscita dal canale materno, se il parto è stato naturale. Tuttavia è entrando, poi, in relazione con il genitore attraverso l’allattamento, il contatto affettivo, il contatto visivo, il tono della voce e attraverso la manualità con il corpo del neonato che il genitore trasferisce il proprio “sistema tonico emozionale”. Trasferimento che può essere ansioso, nervoso, pauroso, fiducioso, rassicurante, amorevole. Gli psicomotricisti francesi definiscono questo contatto come “dialogo tonico-emozionale” ed è un profondo legame tra emozione, tono muscolare e postura. L’emozione orienterà poi tutto lo sviluppo neonatale. 
Sarà proprio attraverso questo dialogo tonico emozionale che anche nell’adulto s’inserirà la relazione corporea, il massaggio, il tocco e, nello specifico, la manipolazione del Rolfer™. E’ un vero e proprio “contagio tensivo” che avviene per vie propriocettive arcaiche, sottocorticali e viene indotto inconsciamente dalla tonalità della voce, dalla comunicazione, dalla postura, ma soprattutto nel contatto tonico, corpo a corpo, attraverso la qualità della manualità.
Questi rilasci emozionali, pertanto, possono essere evocati dal Rolfer durante il lavoro, soprattutto quando vi è una manualità molto sensibile, affettiva, ricettiva, di ascolto e si crea così una “empatia chinesiologica”, un’empatia profonda che si trasmette da corpo a corpo.
Le principali strutture anatomiche, contenitive di memorie emotive, sono i diaframmi, quelli respiratori, il perineale e gli orali.
Attraverso un complesso meccanismo neurofisiologico, il tono di tensione mio-fasciale, appartenente al sistema tonico-affettivo, si allenta  lasciando emergere i contenuti delle memorie emotive, a volte rimosse, corazzate o congelate nel tono di tensione dei tessuti. Se il tocco è meccanico, tecnico, distaccato o la persona ha difese psico-emotive molto alte i fenomeni di rilascio emozionale non si manifestano. In ultima sintesi se il contatto è di testa non avviene nessun coinvolgimento emozionale, contrariamente si innesca se il contagio avviene da cuore a cuore o da anima ad anima.
Il Rolfing  pone la persona adulta nella condizione di ricontattare il suo sistema percettivo ed affettivo più profondo accedendo ad uno stato cosciente differente, a volte rimosso, ma poi riconosciuto come proprio. A volte le emozioni rilasciate sono legate alle introiezioni primarie genitoriali, ma più spesso secondarie, autoreferenziali, di sofferenza, conflitto, dolore. Si tratta di portare alla luce un lato della personalità che era rimasto nell’ombra, ignorato, negato, colpevolizzato. In sintesi, portare consapevolezza verso la dimensione sottostante del vissuto affettivo, con i suoi sentimenti, i suoi conflitti, le sue ambivalenze e le sue tensioni. E’ tutto questo che condiziona lo sviluppo e l’affermazione della propria identità più vera e profonda e può essere ricontattato attraverso un percorso che mira a ristabilire un senso di benessere generale.

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